Nomi propri e nomi comuni

Nomi propri e nomi comuni

Nomi propri e nomi comuni

 

Nomi propri e nomi comuni

I nomi propri si usano per indentificare esattamente una persona o una cosa particolare, attraverso un nome unico che gli appartiene, questo permette distinguerla da altre persone o cose che appartengono alla stessa categoria:

Ferrari Nike Pinocchio

 

Se analizziamo il significato dei nomi (Ferrari, Nike e Pinocchio) possiamo notare che si riferiscono a cose ben precise e uniche all’interno della loro categoria.

I nomi propri si scrivono con la lettera iniziale maiuscola tranne quando sono usati come nomi comuni per indicare un tipo di umano, inoltre sono caratterizzati dal fatto di non possedere la forma plurale:

tuo padre è un ercole (un tipo molto forte)

Date le loro caratteristiche semantiche, generalmente, a parte alcune eccezioni, i nomi propri non hanno bisogno dell’articolo per individuare una determinata persona:

Roberto studia all’università.

Dobbiamo tener presente, quando scriviamo il nome e il cognome, che se si tratta di una firma, dobbiamo scrivere prima il nome e poi il cognome, mentre se si tratta di un elenco dobbiamo scrivere prima il cognome e poi il nome.

I nomi comuni, invece, si usano quando non è necessario identificare esattamente una persona o una cosa di una determinata categoria e, quindi, la indichiamo in modo generico:

auto scarpe burattino

 

Se analizziamo il significato dei nomi (auto, scarpe e burattino) possiamo notare che si possono riferire a qualunque auto, qualunque burattino e qualunque scarpa all´interno della loro categoria

I nomi comuni si scrivono con la lettera iniziale minuscola, tranne quando sono usati come nomi propri per indicare animali o cose personificate:

Il Gatto e la Volpe scapparono veloci.

 

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Se Schoenberg è motore di un gioco di squadra.

Il ciclo sul compositore che coinvolge tutte le istituzioni culturali della città Si dice spesso che in tempo di crisi occorre sopperire con le buone idee all’angustia delle risorse. Ma i cartelloni di certi teatri d’opera fanno capire molto bene che le prime latitano come e più delle seconde, che si pratica cioè quasi solo il repertorio, trascurando ciò che non garantisce riscontri al botteghino (ammesso che tale equazione sia esatta). Titolo a parte (perché sempre questo benedetto inglese?), «The Schoenberg Experience» è invece una bellissima iniziativa, che nobilita parecchio la città di Bologna e il Teatro Comunale che se ne sono fatti promotori. È un ciclo di concerti, incontri, mostre e proiezioni incentrate su un musicista dalla multiforme personalità quale è stato il compositore viennese. E ha due frecce appuntite al suo arco. La prima è che pone in risalto Schoenberg e lo schoenbergismo, ovvero l’ultimo momento della storia della musica occidentale in cui si è parlata la stessa lingua, in cui tutti gli artisti si sono misurati con lo stesso ordine di sfide e di problemi: l’ultimo compositore di fronte al quale era ineludibile prendere una posizione, foss’anche di distanza. E dunque un punto fermo da cui ripartire. La seconda è che l’iniziativa, varata all’inizio della scorsa stagione e destinata a concludersi al termine della presente, ha riunito attorno a un tavolo tutte ma proprio tutte le istituzioni culturali della città: il Comunale, appunto, l’Orchestra Mozart, l’Università, il Bologna Festival, Angelica, l’Accademia Filarmonica, l’Accademia di Belle Arti, il Conservatorio, il Museo d’Arte Moderna e le altre. Un fronte comune che ha prodotto un’occasione di approfondimento e scambio culturale maggiore di quella che potrebbe offrire la somma delle singole istituzioni. E che dimostra ancora una volta che la cultura unisce.

Articolo pubblicato sul sito del « Corriere della Sera» l’8 gennaio 2013: http://www.corriere.it/cultura/eventi/2013/comunale-bologna/notizie/girardi-schoenberg_c1e08754-59a8-11e2-bf1c-a7535a9f5f63.shtml

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