il genere dei nomi

IL GENERE DEI NOMI

Il genere dei nomi: femminile o maschile

il genere dei nomi
 
 
 
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L`italiano possiede solamente due generi, il maschile e il femminile, non ha invece il genere neutro.
 
Il genere dei nomi può essere maschile o femminile, per quanto riguarda le persone e gli animali, il genere coincide con il sesso:
 
il ragazzo –  la ragazza
il gallo – la gallina
 
Tuttavia, non sempre esiste una corrispondenza e ci sono alcuni casi in cui il “genere grammaticale” non corrisponde al “genere naturale”:
 
la sentinella (uomo)
la guardia (uomo)
il soprano (donna)
il contralto (donna)
 
Con i nomi di cose che indicano oggetti, azioni o concetti astratti, il genere dei nomi è puramente grammaticale e non ha alcun legame con le loro caratteristiche fisiche.
 
tavolo (maschile)
sedia (femminile)
pugilato (maschile)
corsa (femminile)
odio (maschile)
felicità (femminile)
 
La distinzione di maschile o femminile in questi casi, rappresenta una mera convenzione e ha un valore esclusivamente grammaticale.
 
È indispensabile conoscere quali sono le regole grammaticali che stabiliscono quando un nome è di genere maschile o di genere femminile, per evitare di fare errori di concordanza quando si utilizzano con gli articoli, gli aggettivi o i participi passati.
 

Il genere maschile e il genere femminile dei nomi

Oltre all’esperienza, ci sono due elementi che ci possono aiutare a definire il genere dei nomi: la terminazione e il significato. Però, In caso di dubbio, è raccomandabile ricorrere all’uso del dizionario.
Secondo la terminazione.
  • I nomi con la desinenza in (o) di solito sono di genere maschile:
il tavolo
il pomodoro
l`albero
  • Però ci sono alcuni casi in cui sono di genere femminile:
la mano
la dinamo
  • I nomi con la desinenza in (a) di solito sono di genere femminile:
la casa
la sedia
l`edera
  • Però ci sono alcuni casi in cui sono di genere maschile:
il problema
il pigiama
il diploma
  • I nomi con la desinenza in (e) possono essere o di genere maschile o di genere femminile:
Il fiume (maschile)
l´amore (maschile)
la mente (femminile)
l`informazione (femminile)
  • I nomi con la desinenza in (i) sono di genere femminile tranne pochissime eccezioni come “il brindisi”:
la crisi
l`analisi
la tesi
  • I nomi con la desinenza in (-tà) e (-tù) sono di genere femminile
la verità
la gioventù
  • I nomi che terminano con una (consonante) sono normalmente di origine straniera e generalmente vengono considerate di genere maschile
lo sport
il gas
il film
  • Però in molti casi si tende anche a preferire il genere di quello che sarebbe il corrispondente italiano della parola presa in prestito:
una chat (una chiacchierata)
un’e-mail (una posta elettronica)
 

Cambio di genere dei nomi

I nomi che indicano oggetti, azioni o concetti astratti, hanno un solo genere grammaticale: o sono femminili o sono maschili.
 
Invece i nomi che indicano persone o animali possono avere sia il genere maschile, sia il genere femminile.
 
Vediamo quali sono le regole que bisogna seguire per poter modificare il genere grammaticale dei nomi dal maschile al femminile o viceversa.
 
Nomi mobili:
Questi nomi vengono detti mobili perché cambiano il genere maschile al genere femminile e viceversa variando la desinenza.
 
Vediamo come i nomi di genere maschile come cambiano al femminile.
  • I nomi con la desinenza (o) la cambiano con la desinenza (a):
il bambino  –  la bambina
l’ infermiere  –  la infermiera
  • I nomi con la desinenza (e) formano il femminile in due diversi modi:
alcuni cambiano la desinenza in (a)
 
cameriere  –  cameriera
infermiere  –  infermiera
 
altri che indicano una professione o titolo nobiliare in (essa)
 
conte  –  contessa
studente  –  studentessa
  • I nomi con il suffisso (-tore) che indicano attività o mestieri possono sostituirlo con:
il suffisso (-trice)
 
il pittore – la pittrice 
l’attore – l’attrice
 

il suffisso (-tora)
 
pastore  –  pastora
tintore  –  tintora
 
sia con (-trice) sia con (-tora)
 
traduttore –  traduttrice / traduttora
traditore  –  traditrice / traditora
  • I nomi con la desinenza in (o) o in (e) che indicano professioni o titoli nobiliari, al femminile cambiano la desinenza con il suffisso (-essa)
Il professore  –  la professoressa
il conte – la contessa
 
In alcuni casi questo cambio conferisce al sostantivo un’intonazione ironica e dispregiativa (filosofessa, deputatessa, medichessa), motivo per cui si preferisce usare il maschile anche quando si riferisce a una donna:
 
La signora Rossi, sindaco di un piccolo paese.
Il medico più efficiente è la signora Carlini.
  • Casi particolari come i nomi di esseri animati, usano il suffisso diminutivo per formare il femminile:
eroe  –  eroina
re  –  regina
 
analogamente, i nomi di genere femminile utilizzano l’accrescitivo per formare il maschile:
 
capra  –  caprone
strega  –  stregone
 
Ci sono casi in cui la forma femminile è completamente differente dalla forma maschile:
 
Dio  –  Dea
abate  –  badessa
cane  –  cagna
 
  •  I nomi indipendenti cambiano totalmente la radice per formare il femminile:
padre  –  madre
frate  –  suora
uomo  –  donna
  • I nomi di genere comune presentano un’unica forma valida per il femminile e il maschile per cui hanno bisogno dell’articolo o dell’aggettivo che li accompagna per indicare il loro genere:
  •  
il nipote  –  la nipote
il cantante  –  la cantante
il giornalista  –  la giornalista
 
  • I nomi di genere promiscuo indicano animali il cui nome ha un’unica forma, o femminile o maschile e viene utilizzata tanto per il maschio come per la femmina:
la pantera
la giraffa
la volpe
 
Non sempre cambiando la desinenza (o) dei nomi di genere maschile con la desinenza (a) si ottiene la forma femminile, ci sono casi in cui questo cambio produce nomi con un significato completamente differente:
 
il collo (parte del corpo)  –  la colla (adesivo)
il torto (la colpa)  –  la torta (dolce)
il gambo (stelo di un fiore)  –  la gamba (arto inferiore)
il panno (stoffa)  –  la panna (prodotto alimentare)
 

 

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il numero dei nomi

IL NUMERO DEI NOMI

Il numero dei nomi

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Il numero dei nomi ha due forme: singolare o plurale. Al singolare serve per indicare un solo essere o una sola cosa, al plurale più esseri o più cose.
 
In italiano l’informazione sul numero dei nomi è data dalla desinenza, quindi per formare il plurale con la maggior parte dei nomi occorre cambiare la ultima vocale (desinenza).
 
Vediamo qui di seguito la regola a seguire per formare il plurale dei nomi.
 

NOMI CON LA DESINENZA IN – A

I nomi che al singolare terminano in (-a) formano il plurale in (-e) se sono femminili e in (-i) se sono maschili:
 
la casa  –  le case  (femminile) 
la sedia  –  le sedie (femminile) 
il geometra  –  i geometri (maschile) 
il problema  –  i problemi (maschile)
 
 
I nomi che al singolare terminano in (-ista) formano il plurale in (-isti) se sono maschili e in (-iste) se sono femminili:
 
il pianista  –  i pianisti (maschile) 
la pianista  –  le pianiste (femminile) 
il giornalista  –  i giornalisti (maschile) 
la giornalista  –  le giornaliste (femminile)
 
 
I nomi che al singolare terminano in (-cida) formano il plurale in (-cidi) se sono maschili e in (-cide) se sono femminili:
 
il suicida  –  i suicidi (maschile) 
la suicida  –  le suicide (femminile)
 
 
I nomi che al singolare terminano in (-ca) e in (-ga) al plurale bisogna aggiungere la lettera (h) per mantenere il suono gutturale e cambiano rispettivamente in (-che) e in  (-ghe) al femminile e in (-chi) e (-ghi) al maschile:
 
il duca  –  i duchi 
la piega  –  le pieghe 
la barca  –  le barche
 
 
I nomi che al singolare terminano in (-cia) e in (-gia) con la (i) tonica (accentata) generalmente formano il plurale rispettivamente in (-cie) e (-gie):
 
La bugia  –  le bugie 
la farmacia  –  le farmacie
 
 
I nomi che al singolare terminano in (-cia) e in (-gia) con la (i) atona (non accentata) conservano la (i) se sono preceduti da una vocale:
 
la valigia  –  le valigie 
la camicia  –  le camicie
 
invece perdono la (i) se sono preceduti da una consonante:
 
la spiaggia  –  le spiagge
la provincia  –  le province
 
 
 

NOMI CON LA DESINENZA IN – O

I nomi che al singolare terminano in (-o) formano il plurale in (-i):
 
il tavolo  –  i tavoli 
l’albero  –  gli alberi 
la mano  –  le mani
 
Alcuni nomi di genere maschile che al singolare terminano in (-o) formano il plurale in (-a) e diventano di genere femminile:
 
l’uovo  –  le uova 
il miglio  –  le miglia
 
I nomi che terminano in (-co) e (-go) non seguono una regola precisa per la formazione del plurale, generalmente se sono piani (accentati sulla penultima sillaba) formano il plurale in (-chi) e (-ghi):
 
il cuoco  –  i cuochi 
il fungo  –  i funghi
 
ma vi sono eccezioni come:
 
l’amico  –  gli amici 
greco  –  greci 
il porco  –  i porci
 
se invece sono sdruccioli (accentati sulla terzultima sillaba) formano il plurale in (-ci) e (-gi):
 
il medico  –  i medici 
il sindaco  –  i sindaci
 
ma vi sono eccezioni come:
 
il catalogo  –  i cataloghi 
il prologo  –  i prologhi
 
alcuni nomi possono usare entrambe le forme
 
lo stomaco  –  gli stomaci / gli stomachi 
l’intonaco  –  gli intonaci / gli intonachi
 
I nomi che terminano in (-logo) formano il plurale in (-logi) se indicano persone e in (-loghi) se indicano cose:
 
il biologo  –  i biologi 
lo psicologo  –  gli psicologi 
il catalogo  –  i cataloghi 
il prologo  –  i prologhi
 
I nomi che terminano in (-io) formano il plurale in (-ii) se hanno la (i) tonica (accentata) e in (i) se hanno la (i) atona (non accentata):
 
lo zio  –  gli zii 
il pendio  –  i pendii 
il foglio  –  i fogli 
il cambio  –  i cambi
 
 

NOMI CON LA DESINENZA IN – E

I nomi che al singolare terminano in (-e), formano il plurale in (-i) sia se sono maschili sia se sono femminili:
 
il cane  –  i cani 
il piede  –  i piedi 
la canzone  –  le canzoni 
l’informazione  –  le informazioni
 

NOMI INVARIABILI

I nomi invariabli (o indeclinabili) sono quelli che hanno una sola forma valida per il singolare e il plurale:
  • I nomi monosillabi, cioè di una sola sillaba:
il re  –  i re
la gru  –  le gru
  • La maggioranza dei nomi femminili in (-o):
la dinamo  –  le dinamo
la radio  –  le radio
  • I nomi che terminano con una vocale tonica (accentata):
la città  –  le città 
l’università  –  le università
 
·       I nomi che al singolare terminano con la vocale (i):
 
il brindisi  –  i brindisi 
l’ipotesi  –  le ipotesi
 
·       I nomi che terminano in consonante, quasi tutti di origine straniera:
 
lo sport  –  gli sport 
l’autobus  –  gli autobus
 
·       I nomi che terminano in (-ie) tutti di genere femminile:
 
la specie  –  le specie 
la serie  –  le serie

 

NOMI DIFETTIVI

I nomi difettivi sono usati solo al singolare o solo al plurale poiché mancano di una delle due forme.
 
Nomi che vengono usati solo al singolare:
  • la maggior parte dei nomi astratti:
il coraggio
l’umiltà
la stanchezza
  • nomi di metalli, di elementi chimici, di materiali:
il ferro
il petrolio
  • alcuni nomi di malattia:
il tifo
la malaria
  • alcuni nomi di cibi o bevande:
il riso
il latte
  • alcuni nomi collettivi:
il fogliame
la roba
  • i nomi dei mesi dell’anno:
gennaio
febbraio
  • i nomi di alcune feste:
la Pentecoste
l’Epifania
  • i nomi che indicano cose uniche in natura:
l’equatore
l’est
  • alcuni nomi del corpo umano:
il sangue
la bile
Nomi che vengono usati solo al plurale:
  • i nomi di oggetti formati da due o più parti uguali:
gli occhiali
i pantaloni
  • i nomi collettivi, che indicano un insieme di cose dello stesso genere:
i viveri
i dintorni
  • i nomi che derivano dal latino e che mancavano in origine del singolare:
le ferie
le tenebre
 

NOMI SOVRABBONDANTI

I nomi sovrabbondanti hanno due forme di plurale, una di genere maschile e una di genere femminile. I due plurali a volte possono avere lo stesso significato o significato differente.
 
Nomi che hanno il plurale con lo stesso significato:
 
il ginocchio (singolare)  –  i ginocchi / le ginocchia (plurale) 
il sopracciglio (singolare) –  i sopraccigli / le sopracciglie (plurale)
 
 
Nomi che hanno il plurale con significato differente:
 
il corno  –  i corni (strumento musicale) / le corna (degli animali) 
il filo  –  i fili (della luce) / le fila (di una congiura)
 
Nomi che hanno doppia forma sia al singolare sia al plurale:
 
l’orecchio/l’orecchia  –  gli orecchi/le orecchie 
il frutto/la frutta  –  i frutti/le frutte
 

NOMI CON DOPPIA FORMA AL SINGOLARE

Appartengono a questa categoria i nomi che hanno due forme al singolare e una sola forma al plurale:
 
forestiero/forestiere (singolare) – forestieri (plurale) 
scudiero/scudiere (singolare)  –  scudieri (plurale)
 

PLURALE DEI NOMI COMPOSTI

I nomi composti sono quelli che uniscono due o più parole per dare origine a una nuova parola. La formazione del plurale di questi nomi dipende dal tipo di parole da cui sono costituiti.
  • Le parole formate da due sostantivi cambiano al plurale solamente la desinenza della seconda parola:
l’arcobaleno  –  gli arcobaleni 
l’autostrada  –  le autostrade
  • Le parole formate da un sostantivo + un aggettivo al plurale cambiano entrambe le parole:
la cartastraccia  –  le cartestraccie 
la cassaforte  –  le casseforti
  • Le parole formate da un aggettivo + un sostantivo al plurale cambiano solamente la desinenza della seconda parola:
l’altoparlante  –  gli altoparlanti 
il bassorilievo  –  i bassirilievi
  • Le parole formate da un verbo + un sostantivo plurale non cambiano al plurale:
il cavatappi  –  i cavatappi 
lo stuzzicadenti  –  gli stuzzicadenti
  • Le parole formate da un verbo + un sostantivo singolare di genere femminile non cambiano al plurale:
l’aspirapolvere  –  gli aspirapolvere 
il salvagente  –  i salvagente
  • Le parole formate da un verbo + un sostantivo singolare di genere maschile cambiano al plurale:
il parafango  –  i parafanghi 
il passaporto  –  i passaporti
  • Le parole formate da un verbo + un altro vero o da un verbo + un avverbio non cambiano forma al plurale:
il dormiveglia  –  i dormiveglia 
il viavai  –  i viavai
  • Le parole formate da una preposizione o avverbio + un sostantivo non seguono una regola costante, possono variare o rimanere invariati:
il doposcuola  –  i doposcuola 
il sottopassaggio  –  i sottopassaggi

 

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il significato dei nomi

IL SIGNIFICATO DEI NOMI

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Il significato dei nomi, è una classificazione che ci permette di distinguere meglio le parole a cui fanno riferimento inomi, basandoci in ciò che significano.
 

Suddivisione secondo il significato dei nomi.

Nomi propri e nomi comuni

I nomi comuni si usano quando non è necessario identificare esattamente una persona o una cosa di una determinata categoria e, quindi, la indichiamo in modo generico:
 
auto scarpe burattino
 
Se analizziamo il significato dei nomi (auto, burattino e scarpe) possiamo notare che si possono riferire a qualunque auto, qualunque burattino e qualunque scarpa all´interno della loro categoria
 
I nomi comuni si scrivono con la lettera iniziale minuscola, tranne quando sono usati come nomi propri per indicare animali o cose personificate:
 
Il Gatto e la Volpe scapparono veloci.
 
I nomi propri si usano, invece, per indentificare esattamente una persona o una cosa particolare, attraverso un nome unico che gli appartiene, questo permette distinguerla da altre persone o cose che appartengono alla stessa categoria:
 
Ferrari Nike Pinocchio
 
Se invece analizziamo il significato dei nomi (Ferrari, Pinocchio e Nike) possiamo notare che si riferiscono a cose ben precise e uniche all´interno della loro categoria
 
I nomi propri si scrivono con la lettera iniziale maiuscola tranne quando sono usati come nomi comuni per indicare un tipo di umano:
 
tuo padre è un ercole (un tipo molto forte)
 
 

Nomi concreti e i nomi astratti

I nomi concreti indicano esseri viventi o cose concrete che possiamo percepire attraverso i nostri cinque sensi, quindi che possiamo toccare, vedere, udire, gustare o annusare:
 
il tavolo (si può toccare) 
il film (si può vedere) 
la musica (si può ascoltare) 
il fiore (si può annusare) 
gli spaghetti (si possono gustare)
 
 
I nomi astratti indicano concetti e idee che non si possono percepire attraverso i nostri sensi fisici, ma sono una creazione della fantasia, dell´immaginazione dei nostri propri pensieri:
 
l´amicizia 
la perseveranza 
la volontà
 
Non è sempre possibile fare una distinzione chiara fra nomi concreti e nomi astratti, infatti molti nomi come per esempio:
 
salto 
caduta 
sonno 
corsa
 
possono appartenere alle due categorie perché indicano avvenimenti che possiamo percepire attraverso i sensi ma che sono privi di una consistenza materiale.
 
 

Nomi individuali e nomi collettivi

I nomi individuali si riferiscono sempre a un solo organismo vivente, una sola persona, un solo animale o una sola cosa:
 
l´albero 
il ragazzo 
l´uccello
           la nave             
                                     
I nomi collettivi indicano sempre un insieme di organismi viventi, persone, animali o cose della stessa specie:
 
il bosco 
la folla 
lo stormo 
la flotta
 
Sia i nomi individuali che collettivi appartengono sempre ai nomi concreti.
 
 

Nomi numerabili e nomi massa

I nomi numerabili indicano entità delimitabili:
 
un libro 
una stanza 
un albero
 
I nomi massa o non numerabili, al contrario, indicano sostanze amorfe, senza forma come i liquidi o materiali considerati genericamente:
 
acqua (materiale amorfo) 
sale (materiale amorfo) 
legno (sostanza generica) 
ferro (sostanza generica)

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la forma dei nomi

LA FORMA DEI NOMI

La forma dei nomi

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La forma dei nomi si riferisce alla variazione che subisce il nome per modificare il suo genere (femminile o maschile) e il suo numero (singolare o plurale).
 
Quasi tutti i nomi sono variabili, significa che hanno diverse forme, per esempio il nome ragazzo ha quattro forme:
 
il ragazzo 
la ragazza 
i ragazzi 
le ragazze
 
Il nome è formato da due parti, la prima parte invariabile denominata radice (o morfema lessicale) indica il significato del nome; la seconda parte variabile denominata desinenza (o morfema grammaticale) fornisce informazioni di carattere grammaticale indicando il genere (femminile o maschile)  e il numero (singolare o plurale) del nome:
 
TAVOLO
TAVOL (radice) + O (desinenza)
 
In questo caso la radice (TAVOL) indica che si tratta di un oggetto che appartiene alla categoria mobili e la desinenza (O) indica due cose, che il genere del nome è maschile e il numero è singolare.
 
L´insieme di tutte le desinenze relative a un nome viene denominata (declinazione o flessione);
 
ci sono nomi che hanno 4 desinenze:
 
il ragazzo 
la ragazza 
i ragazzi 
le ragazze
 
ci sono nomi che sono invariabili nel genere e quindi hanno solo due desinenze:
 
il nipote
i nipoti
 
ci sono nomi che sono indeclinabili, cioè non variano in genere e in numero ed hanno una desinenza:
 
il cinema 
il gorilla
 

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La struttura dei nomi

LA STRUTTURA DEI NOMI

La struttura dei nomi

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Quando parliamo della struttura dei nomi, ci riferiamo alle parti da cui sono formati i nomi e si possono dividere in quattro categorie: primitivi, derivati, alterati e composti.
 

I nomi primitivi

I nomi primitivi sono parole che derivano (in senso storico) direttamente da parole latine e non da altre parole italiane. 
 
I nomi primitivi sono composti solamente dalla radice (o morfema lessicale) che indica il significato e dalla desinenza (o morfema grammaticale) che indica il genere o il numero.
 
I nomi primitivi sono la base che da origine ai nomi derivati, i nomi alterati e i nomi composti.
 
tavolo 
casa 
albero
 

I nomi derivati

I nomi derivati si originano partendo dai nomi primitivi, ma acquisiscono un significato differente dalla parola da cui derivano.
 
Carta: cartolaio, cartomante, cartiera, cartoccio, cartella, cartuccia, cartucciera, carteggio, incarto, incartamento, scartoccio, scartoffia, scarto, cartografo, cartografia, cartaceo.
 
La formazione di un nome derivato, avviene aggiungendo alla radice del nome primitivo degli elementi linguistici particolari, denominati morfemi modificanti.
 
Se questi morfemi sono situati davanti alla radice del nome si chiamano prefissi, se invece sono situati dopo la radice del nome si chiamano suffissi.
 
disonore (nome con prefisso) 
canile (nome con suffisso) 
ingrandimento (nome con prefisso e suffisso)
 

I nomi alterati

I nomi alterati modificano i nomi primitivi da cui prendono forma, dandogli particolari sfumature di grandezza o piccolezza, di bellezza o bruttezza, di simpatia o disprezzo senza la necessità di utilizzare altre parole.
 
Per alterare un nome si utilizza un suffisso (chiamato suffisso alterativo) che viene aggiunto al nome primitivo. 
 
Dipendendo dalle qualità che esprimono, i nomi alterati si possono suddividere in: diminutivi, accrescitivi, vezzeggiativi e dispregiativi.
  • I nomi diminutivi indicano qualità di piccolezza, ma possono indicare anche affetto e intimità. I suffissi che si utilizzano maggiormente per realizzare i nomi diminutivi sono:  –ino, –etto, –ello, –icello, –icciolo, –olino e –otto
piattino (piatto) 
casetta  (casa) 
finestrella (finestra) 
campicello (campo) 
porticciolo  (porto)    
sassolino (sasso) 
aquilotto (aquila)
 
  • I nomi accrescitivi indicano qualità di grandezza, anche se a volte può avere un valore dispregiativo (vecchione, donnone, ecc.). Per realizzare un accrescitivo si utilizzano i suffissi: –one, –accione, –acchione:
portone (porta) 
omaccione (uomo) 
furbacchione (furbo)
  • I nomi vezzeggiativi hanno un significato si affetto, di simpatia, si usano per esprimere la propria vicinanza emotiva o fisica. Per realizzare un vezzeggiativo si utilizzano i suffissi: –uccio, –acchiotto, –olo, –otto, –uzzo:
cavalluccio (cavallo) 
orsacchiotto (orso) 
figliolo (figlio) 
ragazzotto (ragazzo) 
pietruzza (pietra)
  • I nomi peggiorativi o dispregiativi esprimono disprezzo, antipatia, avversione. Per realizzare un peggiorativo si utilizzano i suffissi: –accio, –astro, –azzo, –aglia, –ucolo, –onzolo, –uncolo, iciattolo:
ragazzaccio (ragazzo) 
giovinastro (giovane) 
amorazzo (amore) 
gentaglia (gente) 
poetucolo (poeta) 
mediconzolo (medico) 
ladruncolo (ladro) 
omiciattolo (uomo)
 
 
Bisogna fare attenzione con i nomi primitivi che presentano terminazioni uguali ai nomi alterati ma non lo sono, perché le loro sillabe finali non sono suffissi ma fanno parte della radice della parola:
 
bottone 
tacchino 
focaccia 
mattone
 

i nomi composti

I nomi composti sono formati dall’unione di due o più parole e danno origine a un nuovo nome con un significato differente. 
 
Le parole che si uniscono per formare i nomi composti possono essere di vario tipo:
  • Nome + nome: madreperla, pescecane, caposquadra
  • nome + aggettivo: pastasciutta, cartapesta, pellerossa
  • aggettivo + nome: altopiano, francobollo, mezzogiorno
  • aggettivo + aggettivo: dolceamaro, sordomuto, rossonero
  • avverbio + avverbio: malvolentieri
  • avverbio + aggettivo: sempreverde, malsano
  • avverbio + verbo: benestare
  • nome + verbo: manomettere
  • verbo + nome: portalettere, passaporto, parafango
  • verbo + verbo: dormiveglia, saliscendi, fuggifuggi
  • verbo + avverbio: posapiano
  • Preposizione (impropria) + nome: soprannome, sottoufficiale
  • Preposizione (impropria) + verbo: sottostimare
  • Nome + preposizione + nome: ficodindia
  • «Capo» + nome: capolavoro, capogiro, capoluogo, capodanno

 

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